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Festa Te Lu Mieru a Carpignano dal 3 al 5 settembre

In programma da venerdì 3 settembre 2010 21:00 fino a domenica 5 settembre 2010 21:00

Nel 1974 Carpignano ospitò da maggio a ottobre, Eugenio Barba e l’Odin Teatret: su proposta dell’Università di Lecce e del prof. Ferdinando Taviani, il gruppo teatrale danese, in quel periodo in tournèe formativa, scelse Carpignano come base delle sue attività: per Barba era un ritorno alla sua terra d’origine, per gli attori scandinavi una straordinaria avventura. Ai “danesi” si aggiunse anche l’Oistros, gruppo teatrale universitario di Lecce, guidato da Gino Santoro, oggi docente di Storia del teatro dell’Ateneo salentino.
Dopo un breve periodo iniziale di seminari e incontri, l’Odin Teatret mise a punto la formula del baratto: l’idea di Barba era quella di scambiare le tradizioni locali di musiche e di danze con gli spettacoli del suo gruppo. All’inizio l’attività fu poco compresa dalla gente non abituata alle esplosioni di teatro nelle strade: ma il baratto andò via via consolidandosi, fino a diventare un successo su tutti i fronti. I Carpignanesi compresero e apprezzarono il valore dello scambio al punto che un gruppo di amici, spinti da entusiasmo e dal sostegno dell’Oistrois, misero a punto una festa paesana improvvisata: musiche e balli tradizionali, assaggi di prodotti tipici preparati in famiglia, il tutto accompagnato da vino locale in quel periodo ottimo e abbondante. La festa si chiamò Lu Patrunu, da un antico passatempo tra amici davanti ai bicchieri di vino. Era l’11 agosto 1974.
Con il baratto, l’Odin aveva dato la spinta a uscire dalla monotonia di una vita fatta di lavoro nei campi, e dimostrato quanto rivivere la propria cultura potesse dare gioia e felicità, anche se per una sola notte di tregua.
Quella serata rimase nel cuore dei Carpignanesi e, una volta che l’Odin lasciò il paese, si pensò di portare avanti ciò che era nato da quell’esperienza: si sentì il bisogno di fondare un’associazione e si decise di fare una festa annuale come quella del Patrunu. Così la prima domenica di settembre del ‘75, quando si festeggia la Madonna delle Grazie, sulla piazza omonima, si fusero le due manifestazioni: musica, balli, prodotti gastronomici e vino gratis, con l’aggiunta di un palo della cuccagna e altri giochi tradizionali (mare terra, “tiro alla nzartu”, ecc.). In chiusura si accese una grande focara. All’iniziativa a cui partecipò tutta la gente di Carpignano, si dette il nome di SAGRA TE LU MIERU. Era il 7 settembre 1975.
Negli anni seguenti il nome della serata cambiò in FESTA TE LU MIERU, si consolidò l’organizzazione e nacque così quella che oggi è considerata la regina della sagre salentine, di certo la prima delle feste non legate alle ricorrenze religiose.
Fin dagli inizi l’Associazione Festa te lu Mieru (oggi onlus) si prefigge come obiettivi non solo quello di portare avanti la tradizione, ma anche quello di promuovere la cultura del territorio; i proventi della sagra li devolve in beneficenza e comincia a organizzare vari appuntamenti culturali. Per la decima edizione si mette a punto una rassegna di pittura, il CEN.AR.CA. (Cenacolo Artistico Carpignanese) che ospita per un periodo nel paese pittori salentini per dipingere tele con tema “Carpignano e la Festa te lu Mieru”. Oggi le opere sono visibili nell’aula consiliare e nei corridoi del Municipio di Carpignano. La rassegna di pittura andò avanti per quattro edizioni. Si allestiscono inoltre mostre sulla civiltà contadina, sull’artigianato locale e convegni sul vino che coinvolgono produttori e intenditori.
Nel corso del primo decennio, e in alcune occasioni anche dopo, il palco della Festa te lu Mieru, aperto a chiunque voleva esibirsi per suonare, cantare o semplicemente leggere poesie o storielle, ha contribuito alla formazione di cantanti e gruppi di musica popolare, alcuni dei quali oggi affermati. La festa ha inoltre favorito la divulgazione di varie forme d’arte: dai pupazzi in cartapesta (suggeriti dall’Odin) alle fontane che gettano vino, dalle riproduzioni di vigneti della campagna carpignanese a giganteschi grappoli d’uva che trasformano la grande piazza del paese in un enorme pergolato. Si aggiunsero poi vere scenografie di paesaggi carpignanesi scomparsi – l’antica porta e le mura. Non sono mancati i versi dialettali per i manifesti commemorativi. Il tutto sempre fatto da gente comune ormai saldamente legata a questa sua “nuova” tradizione.
Oggi la tradizione della Festa te lu Mieru continua, portata avanti non senza sacrificio, da alcuni carpignanesi che per mantenerla viva nella prima domenica di settembre sottraggono il tempo alle loro vacanze estive. Una rinuncia che da oltre trent’anni, senza interruzione, dona felicità e spensieratezza, anche se per una sola sera, a migliaia di persone che accorrono da ogni parte. Un verso del 1980 recitava così: “Osce nisciunu ave pinsare alli guai, lassamuli stare li vitimu crai!”: oggi nessuno deve pensare ai guai, lasciamoli stare: ci pensiamo domani. Che è poi, si sa, il traguardo di ogni vera festa.

CARPIGNANO SALENTINO (LECCE) dal 3 al 5 SETTEMBRE 2010

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Redazione 3 settembre 2010 Sagre No Comment

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